Il cammino che ci aspetta

A cura di Giovanni De Stefanis, LeG Napoli
ho letto  il discorso di Tomaso Montanari sul ‘ cammino che ci aspetta ‘ e mi permetto alcune chiose a margine.
La prima riguarda l’ espressione usata da Tomaso per descrivere l’ impegno di LeG nella recente campagna referendaria. Riprendendo concetti già espressi, qualche settimana fa , nel suo appassionato e incisivo intervento al Congresso fondativo di Sinistra Italiana ( https://www.youtube.com/watch?v=1K6rHcz01Nc&feature=youtu.be&t=12239 ), Montanari parla di ‘ fiera opposizione a chi minacciava di fare tabula rasa della civile convivenza attaccando la nostra Costituzione ‘ . Siamo quindi riusciti – dopo qualche iniziale titubanza e qualche distinguo di troppo –  a fare nostre le parole di Gustavo Zagrebelsky che nel suo profetico ‘ Verso la svolta autoritaria ‘  ci invitava a fermare il pericoloso progetto di stravolgimento della Costituzione  ‘ con la stessa determinazione con la quale si riuscì a fermarlo quando Berlusconi lo ispirava ‘. La determinazione, appunto, di chi avverte che serpeggia nella sconcertata opinione pubblica un rischio nel rischio : quello di non essere più in grado di opporsi, di dissentire perchè – appunto – ‘ il fatto che non sia Berlusconi ma il leader del Pd a prendere in mano il testimone della svolta autoritaria è ancora più grave perchè neutralizza l’ opinione di opposizione ” .
Riscoprire, quindi, che la democrazia si può realizzare  con una buona e ferma opposizione e non soltanto se si è al governo , è il portato forse più….. rivoluzionario di questa ‘ buona battaglia ‘ che ci affranca – finalmente – dai dogmi un pò ossessivi della governabilità a tutti i costi e delle vocazioni maggioritarie così tanto di moda ( specie all’ interno del variegato campo progressista ).
Una buona battaglia che ci ha divisi – però – da alcuni compagni di strada con i quali bisognerà, prima o poi, incontrarsi per….chiarirsi.  Penso al prof. Salvatore Veca, confermato responsabile delle Scuole di Leg o all’ ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, il cui progetto neo-ulivista sembra riscuotere molti consensi all’ interno di quella autentica galassia di ‘ organizzazioni, movimenti, associazioni ‘ che l’ art.2 del nostro Statuto – come ben ci ricorda Montanari – considera interlocutori privilegiati di LeG ma che – va detto con altrettanta onestà – si caratterizzano sempre più per la loro estraneità ( per non dire aperta ostilità ) nei confronti del cosiddetto ‘ spazio ufficiale della politica ‘  (con il quale Leg, invece, nella sua autonomia e originalità di ricerca, intende dialogare e confrontarsi : vedi il nostro formidabile manifesto costitutivo).
Ecco, se è vero e ineludibile che la stragrande maggioranza dei nostri concittadini rifiuta ormai qualsiasi impegno e qualsiasi militanza all’ interno dei partiti organizzati, questo dato di fatto non deve impedirci – come ben sottolinea Montanari – di ‘ sottoporre ad una critica radicale tutto ciò che esiste ‘. Compresa, appunto, questa cultura dell’ autosufficienza in politica che fa a pugni con il dettato costituzionale non meno della riprovevole autoreferenzialità dei partiti.
La seconda considerazione riguarda l’ art.2 del nostro Statuto che – alla luce delle degenerazioni anti-democratiche della sempre più globalizzata  economia di mercato – meriterebbe, come mi ero permesso di suggerire qualche tempo fa, qualche correzione e/o integrazione. Come si fa, infatti, a scrivere che ci ispiriamo ‘ agli ideali (…) di un’ Italia all’ altezza dei migliori standard europei nella ricerca di una prosperità solidale e condivisa, basata sull’ economia di mercato ‘ , quando è ormai acclarato che l’ economia di mercato tutto esprime fuorchè solidarietà e condivisione ? Sarebbe opportuno, semmai, mettere tra le nostre finalità prioritarie l’ attuazione della prima parte della Carta Costituzionale ( mai citata nei 14 articoli del nostro Statuto ), quell’ insieme – cioè – di principi fondamentali e di diritti/doveri dei cittadini che a giudizio della JP Morgan impedirebbe – appunto – ‘ il buon funzionamento dell’ economia di mercato ‘. 
La terza e ultima considerazione riguarda la ‘ buona politica ‘ che si identifica – come ben sottolinea Montanari – con ‘ conoscenza, critica, ricerca ‘. Mi permetto di aggiungere : servizio agli altri appassionato e gratuito.  Senza passione per un ideale che vada al di là della propria persona e/o del proprio gruppo  e senza una testimonianza incarnata nella storia e alimentata da uno spirito di assoluta gratuità, potremmo correre il rischio di vivere una vita di ricerca piena di senso, certamente, ma anche aristocraticamente alienante. E’, io temo, ciò che deve essere successo a tutti coloro che – disgustati dalla ‘ brutta ‘ politica – si sono ritirati a vita privata, precludendosi l’ esperienza della ‘ buona ‘ politica e finendo con il pontificare moralisticamente su tutti e su tutto.

La partecipazione militante

A cura di Giovanni De Stefanis, LeG Napoli
ecco due articoli di Massimo Villone – uno pubblicato sulle pagine napoletane di Repubblica nel marzo 2017 e l’ altro, del febbraio 2014, reperibile su Costituzionalismo.it – che affrontano il tema della partecipazione ‘ militante ‘ con il rigore dello studioso di diritto costituzionale ma, allo stesso tempo, con la passione civile di chi non cede alla moda del ‘ dagli all’ untore ‘ nei confronti dei partiti organizzati ( ” strumento essenziale e non sostituibile della democrazia e di una politica pulita ” ) e, anzi, si pone il problema di come dare attuazione – tra i tanti articoli della splendida e disattesa prima parte della nostra Carta – anche agli artt. 48 e 49.
“Ritengo da sempre ” scrive Villone alla vigilia della conquista di Palazzo Chigi da parte di Renzi che le primarie cosiddette ‘ aperte ‘ siano elemento antagonista e incomponibile con qualsiasi concetto di partito organizzato. E la partecipazione usa e getta che si esaurisce nel voto di un giorno nelle primarie non ha niente a che fare con il ‘ metodo democratico ‘ posto anche dalla Costituzione a fondamento della funzione dei partiti politici “.
 E, se permanesse qualche dubbio in merito, ” perchè mai ” – si chiede Villone riferendosi alla ‘ crisi annunciata ‘ del Pd – qualcuno dovrebbe impegnarsi a contribuire alla vita del partito se, poi, quando conta davvero decide qualcun altro ? Scegliere le primarie aperte ha significato scambiare il partito con l’ apparente legittimazione personale derivante una tantum dal voto popolare. Una legittimazione destinata a dissolversi al primo soffio di vento. Ed è stata offerta una autostrada alla degenerazione, quando non alla corruzione tout court “.
”  La radice del problema ” – scrive Villone davanti alla ‘ crisi annunciata ‘ del Pd a guida Renzi – ” si trova nel dissolvimento del radicamento territoriale e della militanza, e nella riduzione del partito a comitato elettorale da sollecitare in questa o quella occasione al servizio di questo o quel candidato “. (…) I veri guardiani di un partito non sono le commissioni di garanzia date in subappalto a clan e correnti, ma i militanti che si riconoscono in una comunità che discute, si confronta, e contribuisce al progetto politico del partito. Sono loro i primi controllori di un tesseramento corretto.E un partito vive se riconosce questa militanza, la assume e la valorizza.

Affari e malaffare

Quando Squinzi compare alla televisione o sui giornali con la sua faccia di cane bastonato si sa già cosa dirà. Che in Italia il costo del lavoro è eccessivo, che occorre ridurre il cuneo fiscale, che la  competitività delle nostra imprese è precipitata sempre e comunque a causa dello Stato.

Prima di lui anche Marcegaglia ed altri presidenti di Confindustria hanno detto la stessa cosa.

Confindustria omette di dire che l’appalto truccato, l’escamotage per evitare la libera concorrenza cioè che il più efficiente si aggiudichi il lavoro, sono parimenti cause che danneggiano la stessa industria oltre che lo Stato.

Ai mea culpa che l’ente rappresentativo degli industriali dovrebbe recitare, andrebbero poi aggiunti i soliti : incapacità di creare aziende più grandi, ricerca ed innovazione prossime allo zero, utili investiti in avventurose scorciatoie finanziarie e speculative ecc. ecc.

Vi è inoltre ,a mio avviso, in quest’ennesimo episodio di corruzione, l’occasione di un’altra riflessione che attiene alla natura stessa del capitalismo liberista. Se da una parte vi è chi ha concusso, persona singola, con i suoi probabili (speriamo!) sensi di colpa che in qualche modo dovrebbero fungere da freno alla sua azione criminogena, dall’ altra vi è l’azienda, concussa o corruttrice, realtà impersonale e quindi del tutto priva della cognizione del male che sta adducendo alla collettività, anzi giustificata e premiata per le potenzialità nel creare e dare lavoro.

Per senso di giustizia vorrei anche ricordare una Confindustria in prima fila alla lotta al pizzo in Sicilia, alcuni anni fa, ma di cui non ho più notizia.

Suggerirei a Squinzi di rivoltare per bene l’ente che dirige, di creare ferrei codici deontologici (nell’interesse di quei consociati che non hanno potere corruttore), di evitare che la Magistratura, oberatissima di lavoro e quindi a sua volta inefficiente, diventi l’ennesimo punto dirimente del malaffare che, a questo punto, potrebbe quasi dirsi pienamente contemplato nella cultura di questo paese.

Celestino Odore,

LeG Napoli

L’industria meridionale e la crisi (studio della Banca d’Italia)

Testo tratto dall’introduzione dello studio

(versione integrale scaricabile dal sito della Banca d’Italia)

Questo lavoro si pone l’obiettivo di fornire un quadro aggiornato della struttura dell’industria meridionale, sulla base di una serie di indicatori macroeconomici e microeconomici. Alcuni di questi forniscono informazioni originali sulla produttività totale dei fattori, l’evoluzione delle agglomerazioni industriali, il posizionamento delle imprese nelle catene globali del valore, gli investimenti delle imprese meridionali nei paesi del Mediterraneo. La documentazione è prevalentemente basata su analisi effettuate in Banca d’Italia.

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“Caffé austriaco spande oltraggio col chiamare i panini coi nomi delle vittime di Mafia e disprezzando le loro morti.”

Sull’Independent troviamo un articolo di Michael Day in Milano in data 9 giugno, relativo alla paninoteca di Vienna che vende panini con nomi di vittime della mafia. Il titolo: “Caffé austriaco spande oltraggio col chiamare i panini coi nomi delle vittime di Mafia e disprezzando le loro morti.”

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C’è destra e destra

Un articolo del “Telegraph” di Nick Squires in Roma e Bruno Waterfield a  Bruxelles, in data 23 maggio, parla dell’espulsione di Mario Borghezio, eurodeputato della Lega Nord, dal gruppo Europa delle libertà, in seguito alle dichiarazioni razzistiche sul ministro per l’integrazione Cecile Kyenge:
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Mezzogiorno, indagine sull’industria: Campania, piccoli segnali di crescita

“Il tema della crescita e dell’industria è al centro del dibattito politico”. Così Giuseppe Boccuzzi, direttore della sede di Napoli della Banca d’Italia aprendo i lavori del convegno “L’industria italiana e meridionale negli anni della crisi”, dopo i saluti di Massimo Marrelli, rettore dell’università Federico II. Le “ricerche” individuano i punti di debolezza dell’industria meridionale. La Campania nel 2012 ha registrato una seppure lieve crescita degli occupati.

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